Moneyball (L’arte di vincere) di Bennett Miller

Il meraviglioso gioco dei numeri
Il meraviglioso gioco del baseball lo ami o lo odi e possiamo dire la stessa cosa di questo film.
Gli Oakland Athletics (amichevolmente A’s) sono una piccola realtà della Major League americana, con pochi fondi a disposizione, nel 2001 raggiungono i playoff vincendo 102 partite in stagione. L’anno seguente la squadra viene smembrata, i pezzi migliori ceduti ai grandi club e il general manager Billy Beane (Brad Pitt), si ritrova a dover ricostruire una squadra senza disponibilità economiche. La vita di Billy cambia quando incontra Peter Brand (Jonah Hill), giovane laureato in economia, fautore di un nuovo e rivoluzionario modo di intendere il gioco del baseball, non basato sul talento, ma sulla legge dei grandi numeri.
Money Ball non è semplicemente un film sullo sport, è un film sullo sport americano, e il grande paese a stelle e strisce (esattamente come il baseball) lo si può amare od odiare, ma certamente sportivamente ammirare. La pellicola non ripercorre semplicemente vittorie e sconfitte di una squadra, ed in questo bisogna dare atto a Bennett Miller (già nomination all’oscar per Capote, 2005) nell’aver creato un lungometraggio intensamente delineato, per nulla banale, in cui fulcro della pellicola non è la figura del general manager, ma dell’uomo che dietro ad esso si cela.
Impossibile non pensare a “Field of dreams” (L’uomo dei sogni) (1989) con Kevin Kostner, ma anche ad altri grandi lavori assolutamente sottovalutati come “Remember the Titans” (2001) di Boaz Yakin o “Invicible” (2006) di Ericson Core.
Brad Pitt mastica e sputa tabacco per più di due ore, mantenendo un alto impatto emozionale (le grandi storie sportive commuovono sempre Kobayashi), una pellicola convincente nel suo genere, non un capolavoro di arte cinematografica, ma un buon film dal taglio quasi documentaristico in cui storie di vita si integrano perfettamente nel complesso business sportivo americano.
Non so esattamente perché tifo Los Angeles Dodgers, ma nel 2006, sul campo degli Oakland A’s capii due cose, ci sono squadre che si amano e squadre per cui non puoi non simpatizzare, ma soprattutto, che il Cabowaborita è veramente imbevibile.

4 Risposte to “Moneyball (L’arte di vincere) di Bennett Miller

  1. Giancarlo Mazzetti Says:

    Non sono molto d’accordo su alcune affermazioni al centro del commento;
    ad ogni modo propongo mio commento sul film ,se interessa:

    http://potatopiebadbusiness.com/2012/01/30/film-carini-e-candidati-alloscar-larte-di-vincere-di-bennett-miller/

    Grazie!
    GM

    • E’ sempre interessante un punto di vista differente, ottima recensione, molto curata e professionale e direi anche una disamina assolutamente condivisibile.

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