Melancholia di Lars von Trier

Catastrofismi esistenziali
L’ultima fatica del fantomatico e controverso Lars von “Heil!” Trier gioca sulla mente umana cercando di amplificarne le sensazioni, muove in modo sublime una cinepresa quasi “video amatoriale” spostandosi tra psicologia ed esistenzialismo per raccontare due storie, racconti separati nel differente punto di vista di due sorelle, Justine (Kirsten Dunst) e Claire (Charlotte Gainsbourg), il tutto sulla soglia della catastrofe planetaria.
Da una parte il rifiuto esistenziale di Justine, neo sposa impegnata in un processo di autodisintegrazione del proprio ego attraverso complicate dinamiche familiari, dall’altra l’apoteosi dell’angoscia dove Claire diventa lo specchio delle inquietudini umane di fronte all’ineluttabile, nella sua disperata ricerca di una “soluzione impossibile”, adottando la “perdita” come elemento cardine del dramma esistenziale. Due diverse variazioni sul tema della distruzione (di una vita/della vita), racchiuse tra incipit e finale condivisi, incubo/sogno, in cui il confine tra vita e morte si trasforma in onirica percezione culminante nella devastazione globale, visione nichilista e marchio di fabbrica del von Trier pensiero.
Impossibile non citare il “Solaris” Tarkovskjiano nella sua filosofia e riflessione, intesa come ricerca del valore umano ed esplorazione introspettiva in ottica universale, intento sicuramente apprezzabile, ma non completamente raggiunto. Di qualche difetto il film soffre (più che difetti direi “mancanze”), soprattutto per carenza di ritmo in una prima parte (forse troppo volutamente) slegata dall’incombente dramma cosmico. Interpretazioni impeccabili e cast degni di menzione, oltre al trio Dunst/Gainsbourg/Sutherland, da citare il sempre verde John Hurt e Stellan Skarsgard nel ruolo di un irriverente Jack.
Melancholia è un ottimo film, un film sulla distruzione morale e globale, Von Trier distrugge l’essere umano e il mondo, esattamente come nel suo ormai celebre sproloquio insensatamente antisemita sacrificò la sua nuova creatura di celluloide sul divino altare di Cannes.

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